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27 ottobre 2000

I dati degli studi su ipotetici nuove terapie per l’Epatite C; 15 relazioni sul PEGASYS ® al Meeting sulle malattie del fegato di Dallas

DALLAS, Oct 27, 2000 /PRNewswire via COMTEX

 

Il Meeting dell’ American Association for the Study of Liver Disease (AASLD) a Dallas riunirà la prossima settimana 3000 dei più importanti epatologi del mondo. Sotto i riflettori saranno le terapie in studio contro il virus dell’Epatite C, un virus che infetta cronicamente 2,7 milioni di Americani. PEGASYS® (peginterferon alfa-2a), la forma “pegilata” dell’interferone, a somministrazione monosettimanale, in studio nel trattamento dell’Epatite C, sarà oggetto di 15 relazioni orali e di sessioni di posters. La Hoffmann-La Roche ha chiesto alla Food and Drug Administration nel maggio 2000 l’approvazione per la commercializzazione di PEGASYS®, ma non c’è stata ancora risposta.

Le presentazioni e le sessioni di posters riguarderanno diversi aspetti legati al trattamento dell’Epatite C e di PEGASYS, come le popolazioni difficili da trattare, in particolare i cirrotici ed i portatori di virus a genotipo 1; quindi i dati sulla sua efficacia, sulla base di una risposta virale mantenuta e della funzione epatica; la qualità di vita dei pazienti e la produttività lavorativa; le terapie combinate con altri farmaci. Gli studi clinici relativi a tali esposizioni sono stati condotti sia negli Stati Uniti che altrove, hanno interessato 1600 pazienti e sono espressione del lavoro di 70 clinici e scienziati.

“Con queste 15 presentazioni, la ricerca su PEGASYS continua a crescere” ha detto Myron Holubiak, presidente dei Roche Laboratories. “PEGASYS è importantissimo per la Roche. La quantità e la qualità dei dati portati a questo incontro sottolineano il nostro impegno su questo prodotto ed il nostro ruolo attuale e futuro nella terapia dell’epatite C. Stiamo studiando in particolare gli usi migliori di queste terapie in diversi tipi di pazienti e situazioni, in modo da ottenere alte  percentuali di risposta e di tollerabilità.”

Gli effetti collaterali gravi più frequenti di PEGASYS sono risultati, sino ad ora, le infezioni, le complicanze psichiatriche ed i disturbi gastroenterici. Gli effetti collaterali più comuni sono stati affaticabilità, cefalea, mialgie e artralgie, sintomi influenzali, nausea e vomito, reazioni locali dopo l’iniezione, febbre, brividi, diarrea, alopecia parziale, dolori addominali, depressione, irritabilità, insonnia, capogiro ed anoressia.

 

La Pegilazione

La Pegilazione consiste nell’agganciare una o più catene di polietilene glicolato (noto come PEG) ad un’altra molecola. In PEGASYS, un PEG mobile e ramificato di 40 kilodalton di peso è stato legato in modo covalente alla molecola dell’Interferone alfa 2a, fornendo così una barriera protettiva selettiva, senza invece alterare i siti recettoriali. Il comportamento farmacocinetico della molecola pegilata dipende dal calibro del PEG e dalla struttura del legame tra PEG e proteina.

I ricercatori ritengono che il PEG crei una barriera che protegge la molecola dell’Interferone alfa 2a da una rapida degradazione da parte delle proteasi nell’organismo, mantenendo così la capacità di sopprimere efficacemente il virus dell’Epatite C per 1 settimana. In particolare gli studi clinici hanno dimostrato che i livelli di farmaco successivi ad una singola dose di PEGASYS durano più di una settimana (168 ore).

I dati preliminari pre-clinici e di volontari umani sembrano suggerire che il PEG, con la sua ramificazione e l’alto peso molecolare (40 chilodalton) aiuti nel mantenere livelli efficaci di Interferone pugilato alfa 2a per un periodo superiore ad 1 settimana. Al contrario, secondo gli studi iniziali della Roche impiegando PEG più piccoli prodotti da tale industria, gli Interferoni con PEG più piccoli vengono degradati più rapidamente, con la conseguente necessità di somministrazioni più frequenti.

 

L’Epatite C

E’ una infezione del fegato, principale causa di cirrosi e di tumore del fegato e principale indicazione al trapianto di fegato negli Stati Uniti. Si calcola che siano cronicamente infettati dal virus circa 2,7 milioni di Americani, con 35.000 nuove infezioni ogni anno. Le percentuali di infezione sono del 3,2% nella popolazione Afro-Americana, del 2,1% nei Latino-Americani, dell’1,5 % nei  bianchi (caucasici).

Negli Stati Uniti i Centri per il controllo delle malattie e la Profilassi (Centers for Disease Control and Prevention) ritengono che l’Epatite C sia responsabile di 8-10.000 decessi / anno, giungendo a 38.000 nel 2010.

Il virus dell’Epatite C è un virus del sangue che viene trasmesso attraverso i liquidi biologici, soprattutto col sangue e gli emoderivati, e tramite la condivisione degli aghi. In molti pazienti la modalità di trasmissione rimane sconosciuta. Sfortunatamente, la maggior parte dei pazienti infettati dal virus non ne sono a conoscenza, perché i sintomi possono comparire diversi anni dopo l’infezione.