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La conservazione degli organi

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La preservazione degli organi è un punto centrale nel trapianto. I primi studi risalgono agli inizi del '900 quando Carrel in Francia e poi Lindbergh in USA effettuarono esperimenti di importanza basilare per gli sviluppi della seconda metà del secolo. 

La preservazione degli organi ha lo scopo di evitare una ischemia calda. Il parenchima epatico è molto sensibile ai danni da ischemia, e tale sensibilità è probabilmente seconda solo a quella del sistema nervoso centrale. Il danno diventa grave se l’interruzione totale di apporto ematico si prolunga oltre mezz’ora. La semplice ipotermia è già capace di ridurre tale danno.

Per la preservazione del fegato, il metodo maggiormente usato è quello della conservazione col freddo. Essa è basata sulla eliminazione del sangue dal sistema vascolare tramite una “soluzione di perfusione”, e quindi con una conservazione con freddo (con ghiaccio) sino al momento del trapianto.

Agli inizi della storia dei trapianti per la perfusione degli organi si usavano soluzioni fredde, isotoniche, quali il Ringer Lattato. Moore e Starzl, negli anni ’60, ottenevano una possibilità di conservazione del fegato per 2 ore con soluzioni eparinate di Ringer Lattato a 4° C. Si raggiunsero le 3 ore con l’impiego di soluzioni “extracellulari” contenente destrano, e quindi con soluzioni di plasma, bicarbonato e glucosio. Dal 1969 entrò in uso la perfusione del fegato con una soluzione ideata da Collins e che da questi prese il nome, contenente fosfato ed alte concentrazioni di glucosio e potassio. Tale soluzione, più efficace nella conservazione dei reni,  venne poi modificata in Europa (Eurocollins), togliendo il magnesio che tendeva a precipitare: si ottennero così conservazioni del fegato sino a 6-10 ore (1976).

Dal 1988 Belzer e collaboratori idearono una soluzione che venne poi ampiamente usata in clinica nel trapianto di fegato, la cosiddetta Soluzione di Belzer o Soluzione dell’Università del Wisconsin (UW Solution). La conservazione del fegato appariva buona sino a 12-15 ore.

Gli ultimi studi sulla preservazione del fegato indicano che la maggior parte dei danni dell’ischemia fredda sarebbero legati alla produzione di “radicali liberi” derivati dall’Ossigeno. Si è alla ricerca quindi di prodotti, aggiunti alle soluzioni specifiche, quali l’allopurinolo e la superossidodismutasi (SOD) che riducano tali danni.

Oggi sono diverse le soluzioni di perfusione del fegato. Negli Stati uniti prevale la soluzione di Belzer; in Italia la Soluzione di Belzer e la soluzione di Celsior. Nel Nord Europa la Belzer e la HTK (soluzione introdotta nel 1990) di Brettschneider.

I risultati sembrano simili. Il tempo di conservazione del fegato si aggira sulle 12 ore.

 

 

Carrel

 

 

 

Dr Folkert O. Belzer

 

 

 

 

 

 

 

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